LA FESTA NEL PASSATO
Elenco di seguito le manifestazioni estinte o cambiate. Fino a poco tempo fa c’era ancora una fiera, che oggi si concretizza nelle “logge” poste lungo tutto il tragitto tra l’entrata del paese, il corso e il castello. Ma non è di certo comparabile alla fiera dell’antichità che doveva apparire sontuosa e degna di nota. La fiera si sviluppava nel quartiere di Sant’Anna, correndo poi per la Rua Fera e uscendo dal paese.
La pinnata era un artistico palco a rialzi decorato con drappi, stoffe, pinnacoli, ori che era progettato ogni anno. Sul palco risiedevano clero e nobili (per rendersi conto della maestosità della struttura basti pensare che il clero contava almeno 60 uomini e 30 donne, e oltre alla già numerosa corte nobiliare erano molti gli invitati). Il palco si suddivideva in Pinnata, talamu, artari, e posto dei suonatori (pifari) ed era posto dinanzi all’arco d’ingresso al castello (detto di Sant’Anna) a termine della via Sant’Anna. Pinnata: accoglieva il clero nei cuniculi. Il Talamu: era il trono del marchese e probabilmente aveva posto anche per invitati e corte L’Artari: l’altare centrale alla sommità del quale era posta una statua di cartapesta raffigurante Sant’Anna di Antonio Brugnone I Pifari: suonatori, avevano una parte rialzata. Quest’usanza si protrasse fino alla costruzione della Madrice nuova ove dal 1701 in poi si celebrarono i festeggiamenti. Nel 1690 il Papa dichiarò la nuova cappella di Sant’Anna chiesa pubblica ma imprecisa resta la data dell’apertura al culto. Tuttora la festa si celebra in cappella. Giorno 25 La festa iniziava anticamente con l’arrivo dei marchesi o dei Principi (secondo il tempo) che portavano al paese le chiavi per aprire le grate di Sant’Anna. dopo l’apertura s’esponeva la Reliquia. Più tardi la festa cominciava la mattina con le regolari Messe e con l’esposizione dei simulacri dell’intera Famiglia alla chiesa del Collegio. Nel pomeriggio si procedeva in corteo con le chiavi che chiudono la grata della Reliquia da San Paolo alla Matrice Nuova e poi da lì si scioglieva per le vie principali e tornato al Castello l’addetto procedeva all’apertura fra le grida e gli applausi di giubilo ecco una voce “ cumpaisani evviva evviva la matri Sant’Anna”. Il cotone che custodiva il teschio per tutto l’anno veniva ora tolto e distribuito. A quanto pare la sera all’ora della processione si preparava tutto e cominciavano a sfilare il tamburo, i cuoppi e la gente ma appena uscita la Santa dalla chiesa usciva la statua di San Gioacchino che parlando per mezzo di un attore diceva qualcosa del genere “unni va? Anna uni sta iennu? A fatt l’annarina uotti jorna chi fa tu scurdasti ca mavia a stirari u cuddari a cammisa?avà trasi…” ( dove vai? Anna dove stai andando? hai girato per otto giorni, che succede te lo sei scordata che mi devi stirare il “colletto della camicia o tunica? Su dai entra) e così la Santa rientrava , San Gioacchino faceva un piccolo giro intorno alla chiesa e tutto si concludeva con una benedizione cantata. La sera passava tra giochi , canti e musica. Giorno 26 anticamente era vissuto come un giorno di preghiera infatti l’intera giornata era dedicata alle funzioni religiose e a giochi del popolo fatta eccezione per la sera in quanto si teneva un qualche spettacolo in piazza margherita (Festa à chiazzannidda) e la classica passiata per le logge. La corsa nell’antichità il momento più atteso era quello della corsa dei cavalli che si svolgeva all’interno del paese con un percorso fra i più pericolosi 8termnando nell’attuale punta à cursa). Ma la corsa era il 27 prima della processione. In quest’occasione l’intero tragitto era cosparso di fieno e delle balle erano poste a protezione delle case . poi prima della partenza della processione si provvedeva ad eliminare tutte le tracce della corsa. La tradizione però cominciò poi a scomparire ma non il suo ricordo tanto che per dire a qualcuno che se non vuole ascoltarti sono fatti suoi si dice “duman c’è à cursa i cavadda cu mori mori a cuntu sua” (domani c’è la corsa dei cavalli chi muore muore sono fatti suoi) La corsa dei cavalli si è definitivamente estinta una cinquantina d’anni fa dopo che per motivi di sicurezza era stata spostata nel percorso da ponte dei mercanti fino all’attuale via Geraci. Giorno 27 il giorno 27 iniziava con una messa solenne alle 7.00 seguita da tantissime altre durante tutta la mattinata. Il Sacro Teschio rimaneva esposto e il pellegrinaggio continuo. Oltre la banda musicale allietavano il giorno diversi giochi popolari. Nel pomeriggio si svolgeva fino a poco tempo fa la corsa dei cavalli una pericolosissima esibizione a cui prendevano parte sia muli che cavalli che asini. Chi vinceva aveva diritto ad una somma di denaro ed elogiava il suo cavallo deridendo quelli altrui. Appena conclusa la corsa e la pulitura della strada si organizzava la processione. Il Teschio però veniva posto nel cortile durante il pomeriggio e la sua urna era riccamente bardata d’oro votivo. La Madonna del Rosario veniva esposta all’esterno della sua cappella in attesa di poter partire con la processione. La sera verso le nove aveva inizio una spettacolare processione che accoglieva anche nobili a cavallo e schiere di dame e paggi, tutte i simulacri dei Santi delle confraternite e in base ad alcuni scritti si dice partecipassero anche gli stessi conti (questo in tempi molto antichi quando Castelbuono era ancora una contea). Al ritorno al castello della Reliquia vi era una solenne benedizione dal balcone della sagrestia. Alla fine alcuni giochi d’artificio segnavano la fine della festa. La reliquia veniva così richiusa nella sua cappella. La processione in particolare Era molto simile a quella attuale solo più spettacolare e interessante, vi partecipavano clero e corte tranne il Marchese (principe o conte) che prendeva posto sotto la pinnata (il colonnato) della Madrice Vecchia. Partecipavano anche le confraternite che recavano lo stendardo e la statua del Santo. La processione era enorme dato che all’epoca v’erano numerosissime confraternite, tra l’altro si pensa che anche i Santi non di Confraternita fossero portati in processione con grande effetto scenico. La processione proseguiva entrando nelle varie chiese e sostando nelle edicole. Al ritorno alla piazza il marchese accendeva un cero e faceva omaggi floreali alla Reliquia. Al ritorno al castello solenne benedizione. Per tutto il percorso v’erano scoppi di mortaretti, giochi artificiali, musiche e getti di fiori.