LA FESTA OGGI

La Novena (à Nivena)
come suggerisce il nome si tratta di nove giorni preparatori alla festa reale che  principiando dal 17 Luglio si concludono solennemente il 25 con il corteo delle chiavi di cui si parlerà più avanti. Questi nove giorni si vogliono il ricordo dei nove giorni di viaggio che affrontò Giovanni III Ventimiglia tornando a Castelbuono con la reliquia (ved. Storia della Reliquia) o il ricordo dei nove mesi di gravidanza, si dice perfetti, di Sant’Anna quando aspettava Maria. Giorno 17 v’è la cerimonia di apertura solennizzata nella prima messa nella Cappella Palatina alle ore 7.00 a.m. le celebrazioni proseguono poi nel seguente modo: ogni mattina dalle 7.00 alle 7.30 si recitano le allegrezze ossia nove preghiere in cui si loda la Santa. Cominciano tutte per “mi rallegro Sant’Anna mia………” e proseguono poi con un ritornello cantato. Alle 7.30 comincia la Messa in cui si loda la Patrona. Alle 8.00 si ripete il rito da capo. In quest’occasione molte persone sciolgono il proprio voto andando a piedi scalzi da casa sino alla cappella ove offrono ceri o fiori. Gli stessi riti si ripete nello stesso tempo nella chiesa della Trinità (collegio di Maria). La Messa della cappella è animata giornalmente da due congregazioni femminili. La sera (tutte tranne il 25) alle 9.00 parte dalla chiesa della Trinità una processione che reca come simbolo una statua di Sant’Anna riccamente ornata di vesti ricamate, veli, gioielli e sormontata da un maestoso baldacchino sempre ricamato. Persino la vara che ospita il tutto è intagliata e ornata, i portatori sono rigorosamente vestiti con l’abitino (bavero) della propria congregazione. In processione la processione della novena è chiamata à prucissioni dà nivena ì Sant’Annuzza. La processione sfila tra due ali di folla devota e silenziosa che ogni tanto acclama “viva Sant’Anna”, ai balconi sono esposte lampadine, coperte e i tradizionali “cuopp” che ricordano à lumiredda ca un s’astutau (il lumino rimasto acceso, per anni, quando Auspicio vescovo di Apt, aveva murato il corpo della Santa per preservarlo dagli attacchi arabi in Francia; ved. Storia della Reliquia) la processione si compone in questo modo: Per primi sfilano due o più portatori che sorreggono grandi e buffe luminarie, si tratta infatti dei cosi detti cuopp ossia delle lanterne lignee e colorate finemente intagliate con scritte quali viva Sant’Anna e disegni come il castello al cui interno arde una candela, tra i cuopp v’è il tamburino (tammur) che con il suo fragore intenso e martellate avverte dell’arrivo della processione, dietro sfilano le madri con i bambini più piccoli che recano tra le manine piccoli cuopp anch’essi finemente intagliati e illuminati… segue la doppia fila dei chierichetti che nel loro abito bianco e rosso precedono, con in mano candele, i preti, ultimi vicino alla statua della Santa… allo scorgersi della statua, bella e sfarzosamente illuminata ecco il popolo “farisi a Cruci ‘nto nomi du Patri du Figghiu e du Spiritu Santu” e inginocchiarsi, genuflettersi… dietro la statua si scorgono i penitenti che sono chiamati i scavsi per via del voto che assolvono andando scalzi dietro la processione e recando una candela. A seguire arriva la sonora banda e infine centinaia di fedeli. La processione compie ogni sera un giro diverso e percorre le vie più impensabili. Durante la processione la chiesa rimane aperta ma semi buia e all’interno si recitano delle preghiere quali il Rosario in Siciliano, al ritorno della Santa tutto si illumina e inizia una benedizione cantata. Durante i giorni della novena la gente usa portare preci d’oro o preziosi per grazia ricevuta. Quest’oro sarà catalogato, fotografato e cucito giorno ventisette sul fastoso manto della Santa e condotto in processione. L’usanza è ormai antica di almeno quattro secoli e la prima donazione si vuole proprio parte del reliquiario. I Percorsi della Novena  ( i gir dà Nivena)  Ogni s’era ci si chiede “ma chi gir fa à prucission sta sira?” (che giro fa la processione sta sera?) e la solita voce elenca le varie strade. Le strade in cui passa la processione sono ornate dagli abitanti infatti sono messe al balcone le coperte più belle e delle lampade che servono ad illuminare la strada, inoltre ove ci siano chiese o edicole sono aperte ed addobbate di fiori e i loro campanili suonano a festa.  Giorno 17 (giro tradizionale delle processioni): collegio – piazza Margherita (chiazzannidda) – via Roma (rua fera) – via Mario Levante (strata ì Livant) – piazza San Francesco (chian ì San Franciscu) – via Sant’Agostino (via Sant’Austin) – via Maurolico (strata ì Minà) – piazza Minà Palumbo (chiazzetta) – via Vittorio Emanuele (strata Longa) – corso Umberto (curs) – collegio 18: collegio – via collegio Maria – via \ piazza San Paolo – arco Benedettini – via Arcomonte – via Trapani – piazza Margherita – via A. Ventimiglia – via A – via Macello – via Conceria – via Giordano – corso Umberto I – collegio 19: collegio – via collegio Di Maria – via Benedettini – via Sant’Anna – piazza Margherita – vicolo alberghi – via Aragona – via \ piazza San Francesco – via Mangano – salita al Calvario – via Cappuccini – via Leonardo Piraino – via   A. Ficile – vicolo Olimpia – via Gugliuzza – corso Umberto I – Collegio 20: via Giordano – salita Guerrieri – largo Parrocchia – via Giovanni Cucco – via Garibaldi – via Sant’Agostino – salita al Monte - via Cappuccini – via Petagna – via Paradiso – via Vittorio Emanuele – via capitano Di Garbo – via Vittorio Emanuele – corso Umberto I – collegio 21: corso Umberto – piazza Margherita – via Sant’Anna – piazza Margherita – corso Umberto I – salita al Monumento – via Turrisi – via Anitra – via Collotti – vicolo Olimpia – via A. Ficile – via Errante – via Abruzzo – piazza Minà Palumbo – via Belvedere – via Esperidi – via Vittorio Emanuele – corso Umberto I – collegio 22: corso Umberto I – via Di Stefano – via Giovanni Cucco - via Antonio Spallino – via Belvedere – piazza Minà Palumbo – via Mariano Raimondi – Santa Croce – via Attanzio – via Tenente Forte – via Alessandro – vetriera – via San Nicolò – via Giardini – via Cefalù – via principe Umberto – piazza Matteotti – corso Umberto I – collegio 23: corso Umberto I – piazza Matteotti –via Vittorio Emanuele – via Sergente Carollo – vicolo Olimpia – via Antonio Ficile – via Giovanni Guzzio – via Vittorio Emanuele – piazza Minà Palumbo – via Mustafà – piazza Matteotti – corso Umberto I - collegio 24: via Roma – via Mario Levante - via Cavour – piazza Minà Palumbo – via Paradiso – piazza San Leonardo – via Livolsi – piazza Matteotti – corso Umberto I – collegio  25: Sarebbe il nono giorno di novena ma non vi è la solita processione Santa Maria Maddalena (À Maddalena) Giorno 22 luglio, giorno di Santa Maria Maddalena, è il preludio della festa solenne infatti all’alba vengono sparati 22 botti detti “buotti à Maddalena” accompagnati dalle sonore “campaniate” che si diffondono da tutti i campanili del comune, vengono esposti ai balconi del castello dei drappi e sul balcone della sagrestia viene esposta la bandiera segno di festa. Si tratta del ricordo dell’antico ritrovamento avvenuto il 22 gennaio (dopo il ladrocinio da parte di Fra Giovanni da Tusa). Come già detto è il modo di festeggiare l’ingresso della festa  ma intorno a questo giorno aleggiano particolari leggende che sono degne di nota per la loro originalità: Una è che in questo giorno, spaventate dai botti, scappino via pulci e rondini. In verità le rondini vanno via in quel periodo così come le pulci muoiono.  Naturalmente i botti sono considerati “sacri” e gli animali “infernali”. Il giorno della festa durante la novena mattutina in cappella si ricorda la Santa presente in un quadro. Giorno 25 Luglio (Ù Vinticincu) Il giorno 25 si apre con le messe della novena sia nella Cappella Palatina sia nella Chiesa della Santissima trinità. In quest’ultima Chiesa s’espone il gruppo scultoreo settecentesco di Sant’Anna (la statua che è uscita per la novena), San  Gioacchino e Maria Bambina (Sant’Anna, San Jachin e à Bambinedda). Le statue sono adorne di preziosissime vesti ricamate a mano, di gioielli e di splendide aureole  la gente per tutta la giornata si recherà in questa chiesa in pellegrinaggio. La particolarità del giorno è però la cosiddetta “passiata d’ì Chiav” e la successiva apertura della Grata dorata che custodisce la Sacra Reliquai (nisciuta ì Sant’Anna). Verso le cinque di pomeriggio, a volte dopo un breve spettacolo, parte dal castello un corteo in costume d’epoca che passando dalla casa comunale accoglie il Sindaco con le chiavi che servono ad aprire le grate, l’intera amministrazione, il portiere del comune (mazziere) che reca la mazza del 1799, il comitato per i festeggiamenti, gli invitati e le autorità. Si procede seguiti dalla banda che suona armoniose melodie fino alla chiesa Madre ( Matrice Nuova) dove il sindaco consegna solennemente le chiavi all’arciprete. La porta della chiesa si spalancano e si nota l’urna di San Guglielmo. Il corteo procede per le vie tradizionali delle processioni (via Roma- via Levante- piazza San Francesco- via Sant’Agostino- via Maurolico- Piazza F. Minà Palumbo -   via Vittorio Emanuele- Corso – via Sant’Anna) L’usanza è molto antica e rievoca l’arrivo dei Ventimiglia  a Castelbuono per aprire la festa portando appunto queste chiavi, essi arrivano dalla Porta San Paolo e scortati dal popolo si dirigevano dalle autorità ecclesiastiche. Al corteo partecipano oltre a numerosi figuranti, i cavalieri e le delegazioni in costume dei sette quartieri. Le chiavi a cui si legano diverse tradizioni sono tre e aprono sette serrature posizionate in tre catenacci (tri chiav, sett scuopp e tri catinazza ci vuonn  pi rapiri a Sant'’Annuzza recita la saggezza popolare) La manifestazione è molto sentita e si evolve continuamente. Infine  giunti al castello la grande piazza appare uno sterminato formicaio che brulica, applaude, attende… “Castieddrbuon vo li chiav” (Castelbuono vuole le chiavi) si dice  in castelbuonese. All’arrivo del corteo la gente freme, sa che fra qualche attimo la porta del castello sarà aperta anche per loro… la porta ora è aperta la gente comincia a correre per entrare… la scala del castello si affolla… la cappella si riempie … c’è tanto rumore. Poi all’improvviso qualcuno  invoca il silenzio e la fiumara di gente si zittisce sia all’interno che all’esterno della cappella… tutti si fermano. Colui che conosce i misteriosi congegni delle chiavi sale sull’altare da un occhiata e comincia l’apertura. Le gote dei presenti si irrigano di dolci lacrime, v’è tanto silenzio ora… ecco la grata è aperta…anche la porticina di Vetro… la reliquia è alzata, 2Evviva Sant’Anna” ora esce… scatta l’applauso, la gente si commuove, scoppiano i mortaretti e suonano la banda e le campane… in molti gridano “Evviva à Matr Sant’Anna”… qualcuno affacciatosi sulle scale ha annunziato l’uscita della reliquia dalla sua nicchia e anche all’esterno scrosciano gli applausi. Si tratta forse del momento più commovente della festa il “vidisi nescir a Sant’Anna” (vedersi uscire dalla nicchia Sant’Anna ) è una vera devozione a cui i castelbuonesi non riescono a rinunziare. Il reliquiario in argento e oro rappresentante il mezzo busto della Santa posto su un  sostegno (dove sta il Sacro teschio) decorato a sbalzi (sempre in argento) , è posto sull’altare si apre e si toglie il cotone (mattola) che è stata a contatto con la reliquia che verrà distribuita fuori dalla cappella ai fedeli. In quest’occasione è detto “ a  Matr Ranna (o Nannò) è menzu a nuatri” ossia la Nonna è tra Noi. Per i castelbuonesi Sant’Anna è infatti l’affettuosa Nonna.    Questo cotone benedetto ha un profumo particolare ed è miracoloso (guarisce gli ammalati e protegge) , tutti ne conservano un pezzetto e in molti non se ne separano mai. Il reliquario è poi richiuso e posto sull’altare maggiore ove resterà esposto per il resto della festa. Da questo momento in poi il pellegrinaggio alla cappella sarà continuo sino a tarda notte. La sera dopo il vespro solenne e lo sparo dei mortaretti la gente si riversa per  i viali dietro al castello dove i “luggiara” (coloro che hanno le bancarelle) espongono le loro mercanzie nelle loro coloratissime “logge”. L’armonia di festa si prolunga fino a notte fonda con musica, balli e spettacoli.  In piazza Margherita v’è di solito la presentazione del giro podistico internazionale che avrà luogo il giorno dopo. A volte in Piazza Minà Palumbo v’è la cosiddetta “festa dà Chiazzetta” ossia si festeggia con i cantanti in quel luogo, da qualche anno questa festa ha luogo il 24.   Giorno 26 Luglio (Ù Vintisia) Oggi giorno 26 comincia con le diverse celebrazioni in cappella, prosegue con “la Messa delle  autorità” e l’immenso pellegrinaggio alla cappella. Ancora nella  chiesa della Santissima Trinità sono esposte le statue. In questo giorno di solito si aprono tutte le chiese che ospitano un immagine della patrona. Nel pomeriggio o nella sera ha luogo il giro podistico internazionale, che è stato spostato dal 27 al 26 per problemi tecnici. nel 1912 la corsa prese la piega attuale ossia quella di corsa a piedi anche se la corsa dei cavalli era ancora in vigore. Ottenuto uno strepitoso successo cominciò a raccogliere turisti dall’intera isola. Il percorso è sempre lo stesso “chiazzannidda” “rua fera” “strata i livanti” “strata i purpuri” “strata longa” “supra u pont” “cursu” “chiazzannidda”. Oggi la corsa è di importanza internazionale perché vanta di essere la più antica d’Europa. I Castelbuonesi hanno ormai appreso il meccanismo e tifano per il preferito che si identifica con il vincitore dell’anno passato o con colui che avendo corso per più anni.  Oggi vi sono anche coppe speciali che vengono assegnate a chi vince per 3 anni (coppa Sant’Anna) o ai ragazzi che corrono per la corsa dei quartieri.                 PROGRAMMA  I primi a correre sono i ragazzi dei 7 quartieri (Sant’Anna, Manca, Fera, Sant’Antonino, Terra vecchia, Vallone, Cirasa)      Per seconde corrono le atlete di richiamo internazionale. Queste fanno 8 volte il giro del percorso. Infine corrono gli atleti, e si deve ammettere che è questa la competizione più amata ed accesa, gli uomini fanno 10 giri. La serata continua con “à festa à Chiazzannidda”  ossia la festa con musica o spettacoli che   si celebra  in Piazza Margherita . per tutto il pomeriggio v’è il pellegrinaggio in Cappella e alla SS. Trinità che continua fino a tarda notte.  Anche sta sera v’è la caratteristica “furriata di loggi” (giro delle bancarelle). Ricordo che il 26 Luglio sarebbe la reale festa di Sant’Anna anche se a Castelbuono è più sentito il giorno seguente. Giorno 27 Luglio (Ù Vintisett) Dividerò giorno 27 in più parti. Riassunto  la mattina è contrassegnata da svariate Messe e giri della banda musicale che hanno termine solo a mezzo giorno con lo sparo dei mortaretti, l’ultima Messa e l’ultimo giro della banda. Nel pomeriggio ancora alcuni giri della  banda musicale che iniziano molto presto. sempre nel pomeriggio si provvede a catalogare i pezzi d’oro che i fedeli continuano oggi (come nei secoli) a portare alla Santa in compenso a grazie ricevute, si prepara l’urna e si pone al centro del cortile la vara. Questa è un esempio di finissimo barocco siciliano con bellissimi decori in legno dorato. Appena finite le operazioni di preparazione della vara c’è “a scinnuta” con la successiva posa dell’urna sulla vara. Nel frattempo Esce dalla sua cappella anche la Madonna Del Rosario. Verso sera  due processioni cominciano a muoversi verso il castello, una parte dalla chiesa del Rosario e porta con se la Madonna del Rosario l’altra dalla Madrice nuova e reca le reliquie del corpo di San Guglielmo. Quando tutto è pronto  (non prima delle 21.00) parte la processione. Al termine solenne benedizione dal balcone e  sparo di mortaretti. All’una grande spettacolo pirotecnico. Scesa dell’Urna (Scinnuta) Nelle prime ore del pomeriggio comincia il complesso rituale della scinnuta. Dall’ultimo piano è scesa nel cortile del castello la bellissima vara processionale  e si prende a scrostare la vara dalla cera dell’anno precedente lasciata per protezione e vi si  sistemano i mazzi di fiori  e  le candele che offre la gente; naturalmente non tutta la cera e non tutti i fiori si possono esibire sulla vara e con ciò che rimane s’addobba la cappella. Verso le cinque del pomeriggio la porta della cappella si chiude e rimangono chiusi all’interno pochi fortunati che puliscono l’urna e catalogano l’oro e lo fotografano. Infine  si pone sul reliquiario il manto con il suo oro.  La motivazione per cui s’adorna  il reliquiario con quest’oro votivo  è spiegato da alcuni anziani così“ s’adorna come si adorna chi deve andare ad una festa”. Un gran numero di  fedeli si raccoglie al castello. Ad occhio forestiero potrebbe sembrare curioso che qualcuno si rechi in pellegrinaggio con un simile caldo per trovare al centro del cortile una vara processionale … e la porta della cappella chiusa ma i castelbuonesi non sono qui per la vara… stanno aspettando qualcosa di più straordinario… la porta della cappella è semi aperta ( a vaniddruzza) ora… all’interno i “mastr ì Sant’Anna” hanno finito di preparare l’Urna e hanno fatto la loro preghiera… all’improvviso la porta si apre con gran fragore… le campanelle suonano… due uomini portano tra le braccia l’Urna con il Sacro Teschio di Sant’Anna… li precedono alcuni con delle candele… scoppia l’applauso e l’evviva Sant’Anna. da ora in poi tutti resteranno a pregare dinanzi al Teschio nella sua splendida urna posta sulla vara. Il pellegrinaggio è continuo e i membri del comitato sono disponibili per ogni evenienza. Il manto con l’oro è già posto sul reliquiario ma nessuno tenta di rubarlo o se la dovrebbe vedere con i castelbuonesi presenti. Gli anziani cominciano a recitare delle litanie che si ripeteranno fino alla partenza della processione. La scinnuta è molto particolare e la gente si commuove vedendo l’Urna portata a braccio per le scale. Uscita e Montaggio della Madonna del Rosario(Nisciuta dà Matr ù Rusariu) prima della processione che condurrà la statua della Madonna del rosario al castello, si assiste sul sagrato dell’omonima chiesa (chiesa del Rosario) ad una singolare opera di manualità ed eleganza. Il gruppo scultoreo della Madonna del Rosario è  molto grande e poiché se fosse montato sull’enorme vara dentro la chiesa non si potrebbe uscire l’operazione è svolta all’esterno.  La prima operazione consiste  nel togliere il rosario dalle mani della Madonna e del bambino, poi nel togliere il manto, nell’uscire dalla cappella San Domenico, e infine  si toglie l’aureola stellata (tutte le aureole sono d’argento con pietre) alla Madonna che viene estratta dalla nicchia. Uscita la vara il gruppo scultoreo viene ricostruito su di essa e vengono posizionate tutte le aureole, il manto di stoffa riccamente ricamato alla Madonna e il baldacchino ricchissimo di sonanti campanelli d’argento. Infine la vara (pesantissima)viene agghindata di fiori ceri e luci. La bella statua tardo seicentesca è di una bellezza straordinaria ma le sue fattezze sono , se è possibile, rese ancor più belle dall’intera vara. La Madonna s’orna di un “farale” ossia una stoffa imbastita d’oggetti d’oro, i bambinello ha un farale attaccato sul pancino e i Rosari abituali sono sostituiti con due d’argento, San Domenico tiene un giglio d’Argento con pietre incastonate. Le Processioni minori (ì Prucission) Quando il sole indora le cime dei monti pronto a solcarne il profilo per sparire, due processioni si snodano all’interno del paese, l’una parte dal piazzale del Rosario l’altra dalla chiesa Madre (nuova). La via Sant’Anna è gremita di gente che tra balconi e marciapiedi parlotta. La prima reca la vara di San Guglielmo, arriva lentamente. I confratelli del SS. Sacramento sfilano silenziosi, ecco l’arciprete… e portata a spalla la bell’urna contenente il corpo del Santo… tutta d’argento intagliata e sfarzosamente illuminata la vara del Santo può entrare sotto l’arco perché non  ha legami di parentela con la Patrona. L’altra processione reca la madonna del Rosario, favolosamente ornate d0’ori e di pizzi, è circondata da uno splendido sfavillio di luci simmetriche e agghindata di fiori… chi dal lato della strada  parlottava ora è in silenzio… nessuno trattiene lo stupore…a portare e precedere la vara sono i membri della compagnia della Madonna del Rosario orgogliosi di poterla condurre con se mentre le consorelle sfilano dietro pregando. Ma il popolo di Castelbuono attende ancora ansioso di vedere “a firmata”…i “pinnacchi” tintinnano… “à campanedda” suona e la vara si abbassa sino a terra di fronte la chiesa del monte dopo che i confrati hanno eseguito una stana manovra.… le campane suonano. Il campanellino d’argento che indica se si deve alzare o posare la vara della Madonna è un vero simbolo per i castelbuonesi, il suo suono è inconfondibile. il suo suonare accompagnato da quello dei campanelli del baldacchino è contemporaneo allo scossone dell’alzata e la gente si commuove vedendo il manto oscillare e la vara divenire sempre più alta sulle robuste spalle dei portatori.  La Madonna non può entrare sotto l’arco perché vuole la tradizione che deve vedere la Madre Sant’Anna  solo al termine della Processione “faciennu la Paci”(incontrandosi faccia a faccia) altrimenti si commuove e comincia a piovere. La Processione finale (à Prucission Rann) La processione della Patrona è resa unica grazie all’incredibile serietà dei costumi. Infatti si procede in processione secondo schemi precisi che vedono le congregazioni in un preciso ordine e secondo un preciso schema interno di cui riporto lo schema( per i nomi ved. L’ultimo paragrafo dedicato alle confraternite):

 
inoltre  i confrati e gli invitati hanno l’obbligo di indossare il vestito a maniche lunghe, la camicia bianca, la cravatta e se confrati l’abitino (nel caso dell’Addolorata anche i guanti). Altra fondamentale regola è che tutte le candele devono essere accese e la gente deve stare in silenzio rispettoso. Già dal pomeriggio frotte di pellegrini si recano al castello con sosta alla vara della Madonna del Rosaio posta in via Sant’Anna e davanti l’urna di San Guglielmo posta sulle scale esterne del castello. Il gruppo scultoreo della Madonna è vigilato dagli orgogliosi confrati della Compagnia dedicata alla Madonna del Rosario mentre il reliquiario di San Guglielmo è controllato dai confrati del Santissimo Sacramento. I balconi del corso s’ornano al tramonto di splendidi ammanti e coperte opera dell’artigianato locale che conferiscono aria di festa al paese, si espongono anche luci e cuopp ai balconi. A sera inoltrata (non prima delle nove) un fragore di tamburi squarcia l’affollato corso e la gente si dispone sui marciapiedi…la processione parte. I tamburi passano l’arco seguiti da 16 delle 18 confraternite maschili nel seguente ordine che segue la regola dell’anzianità: 1.      Congregazione di Sant’Anna 2.      Gruppo Uomini Cattolici 3.      Congregazione Sant’Antonio 4.      Congregazione del Sacro Cuore 5.      Congregazione di Santa Rita 6.      Congregazione di San Pietro 7.      Congregazione di Sant’Antonino 8.      Congregazione di Santa Lucia 9.      Congregazione del Santissimo Crocifisso 10.  Congregazione di San Francesco di Paola 11.  Congregazione di San Pasquale Baylon 12.  Congregazione dell’Immacolata 13.  Congregazione di San Vincenzo Ferreri 14.  Congregazione di San Giuseppe 15.  Congregazione dell’Addolorata 16. Congregazione di Maria Santissima del Rosario La congregazione di Sant’Anna apre la processione perché è la congrega della Santa festeggiata. Ogni congrega fa mostra di tutti o almeno della maggior parte dei suoi confrati e fa sfoggio dello stendardo dipinto o ricamato a mano. I bambini intanto dalla strada o dai balconi fanno a gara per riconoscere la congrega che sta passando, in un gioco che ricorderanno per sempre con dolce nostalgia “chista è à’Maculata” “no no è Santa Luciuzza” (“questa è l’Immacolata”” no è Santa Lucia” ). Dietro la congregazione del Rosario sfila la Congregazione del santissimo Sacramento che conduce la Vara con il  Reliquario di san Guglielmo , preceduti da carabinieri in alta uniforme e parte del clero. Parte la Vara della Madonna del Rosario, con una serie di movimenti consuetudinari i quasi ottocento chili si muovono  e prendono parte alla processione, preceduta dalla compagnia della Madonna del Rosario e seguita dalla confraternita femminile  omonima, il passaggio di questa vara commuove con i suoi tradizionali tintinnii di campanelli d’argento.  Segue una delle due bande musicali presenti alla processione. La prima confraternita giunge nuovamente all’inizio del corso quando delle maschiate (fragorosi mortaretti) annunziano che la Patrona sta per partire dal castello… Sant’Anna esce dall’arco il popolo si commuove e  applaude, è preceduta da una schiera di clero e chierichetti e seguita dall’Amministrazi0ne, i numerosissimi invitati, il Comitato pro Festeggiamenti, le personalità, la banda musicale e la particolarità della processione gli scavsi (ossia persone scalze che seguono la processione per grazia ricevuta) . la Vara del Reliquario è portata a spalla e non sarà mai posata a terra per tutto il tempo della processione e scortata da carabinieri in Alta uniforme e dal mazziere. La Reliquia di Sant’Anna farà ora il giro del paese seguendo la lunghissima processione che sta ritornando, la patrona sarà acclamata ad ogni istante e la gente illuminerà il suo cammino, le porte di tutte le chiese saranno aperte e la processione si fermerà per un istante. Per tutto il tempo della processione le campane suonano a festa per tutto il paese e anche “ì campanedd”(campanelle dette anche Vint Framminz “venti frammezzi) del castello. Giunta la Vara di Sant’Anna alla chiesa della Santissima Trinità (dove è esposto il gruppo scultoreo di Sant’Anna, San Gioacchino e Bambinella) la processione si ferma e la Vara entra in chiesa fa un giro e poi esce e prosegue. Giunti all’altezza della chiesa del Monte  la vara della Madonna si ferma e aspetta quella della Reliquia di Sant’Anna. Quando “Sant’Anna” arriva la vara della Madonna si fa girare, i campanelli suonano e s’effettua la cosi detta “PACI”, la tradizione vuole che in questo momento Sant’Anna chieda alla figlia l’intercessione per i castelbuonesi, la saluti per poi ritornare in casa. Sant’Anna varca di nuovo l’arco ma sta volta è accolta dagli “Evviva à Matr Sant’Anna” e dall’applauso di piazza castello colma di gente… la tradizione vuole che  da questo momento la Santa concederà le grazie. La reliquia rientra e si ferma nel cortile dove  il mezzobusto è smontato  dal piedistallo processionale. Segue una corsa verso la cappella. Poi all’improvviso la piazza si stringe e s’ammutolisce, la Reliquia s affaccia dal balcone della sagrestia per benedire l’ultima volta i suoi fedeli che la salutano con applausi, “evviva” e lacrime tra il fragore dei giochi pirotecnici e le dolci melodie di campane e banda musicale. Appena rientrata la Reliquia viene avvolta nel cotone idrofilo e posta nuovamente nella sua nicchia.              I castelbuonesi attenderanno un altro anno per rivedere la loro Madre Sant’Anna e poter ricelebrare il loro “Capodanno”. La serata prosegue tra musica e passeggiate sino a tarda notte quando il celo s’illumina con spettacoli pirotecnici.

Fonti e Note

La fonte per eccellenza sulla storia del Sacro Teschio  è un libro di Amodei quasi introvabile mentre per la stroia della città è d’obbligo la nomina degli scritti di Antonio Mogavero Fina. Note: si vuole precisare che la festa è celebrata grazie sia lla contribuzione comunale ma soprattuto grazie alla questua effettuata per le vie del paese. Ø      La festa di Sant’Anna è per i Castelbuonesi un “Capodanno” e vanno ricordati i modi di dire “e p’auann sim cà” (per quest’anno siamo qua) “si u Signuri ni fa vidir Sant’Anna” ( se Dio ci concede di vedere la festa patronale) “mi cunt ì Jorna ì Sant’Anna” (mi racconti cose conosciute… i giorni di Sant’Anna) Ø      La vara è  il supporto su cui si porta una statua, n quadro o un reliquiario in processione.

Le Congregazioni

Nominare e descrivere almeno  sommariamente le Congregazioni è necessario per comprendere i riti religiosi. La Città di Castelbuono  acquisì grande prestigio quando, nel 1454 , il Conte Giovanni I Ventimiglia ivi trasferisce la corte marchionale e la Sacra Reliquia del Teschio di Sant’Anna. l’allora borgo s’arricchirà da questo momento di chiese, cappelle e opere d’arte commissionate ai grandi artisti siciliani delle varie epoche. Si ricordano ad esempio il polittico del De Saliba o le particolari Madonne del Gagini. Già dal medioevo esistevano delle corporazioni che, come nel resto d?Italia, accoglievano i lavoratori appartenenti ad una stessa categoria , quando nel paese furono richiamati i Domenicani e i Francescani  si fecero promotori di queste corporazioni e le particolareggiarono assicurandogli lunga vita. Il senso religioso, l’ansia nei pericoli  spinse le corporazioni a votarsi sempre più al loro Santo Protettore contribuendo così alla realizzazione degli straordinari corredi di ori, argenti o altro e a particolareggiarne le feste che tuttora sono celebrate. Le confraternite avevano un ruolo religioso molto forte, esse prendevano parte alle processioni, festeggiavano il loro santo ma si occupavano (e si occupano) anche nel Sociale. La compagnia dei Bianchi o la compagnia della Misericordia, ormai estinte, si occupavano di ammalati o morenti o ancora dei poveri. Le compagnie erano per lo più maschili e si distinguevano in compagnie nobiliari e compagnie popolari  ma  se nel corso dei secoli anche le compagnie minori divennero abbastanza ricche.  È possibile riconoscere l’anzianità di una confraternita dal posto che occupa in processione. Bisogna però aggiungere che più volte nella storia una corporazione ha cambiato nome o si è sciolta per qualche tempo e poi ricomposta. Ogni confraternita ha e aveva una statua o una raffigurazione del Patrono o della Patrona , una cappella  o un a chiesa in cui officiare e  uno stendardo oltre i così detti misteri (bastoni processionali con l’immagine in argento del Santo patrono di Congrega possono essere da 3 a 6). Inoltre indossano un abitino dai colori particolari che riflettono i colori degli abiti del Santo di congrega, l’abitino è una specie di bavero o scapolare  (in alcuni v’è anche il cappuccio) Ogni congregazione ha un proprio Statuto ove elenca le leggi da seguire e che prevede eventuali punizioni. Inoltre sono organizzate in modo da poter avere diritto ad una sepoltura.  Ogni congregazione è così organizzata: un Governatore: che amministra, è eletto tramite il voto di tutti i confratelli (guvirnatur)  un Segretario: che aiuta il governatore e cura il lato burocratico (segretariu) un Nunzio: che avverte d’eventuali leggi o che nota gli assenti alla processione (nunziu) un Infermiere: che si occupa della pulizia delle sepolture, degli avvisi e delle commissioni (‘nfirmir) una Consulta: che prende le decisioni importanti un Porta stendardo: che durante le processioni conduce lo stendardo due Porta bastoni: che conducono in processione due dei misteri un Aggiusta file “mastru”: che fa rispettare le file durante la processione (anch’egli conduce un mistero) cinque saggi o anziani: organo di consulta Le  congregazioni maschili sono: LE   CONGREGAZIONI   FEMMINILI Ad un certo punto della storia castelbuonese anche le donne si organizzarono in congregazioni dando sfoggio d’abilità artistica nei propri stendardi, riccamente ornati di ricami e pitture. Le congregazioni femminili furono del tutto simili a quelle maschili in quanto ad organizzazione eccezione fatta per il posto al cimitero che rimane una prerogativa maschile. Le donne non portano un abitino bensì un nastro colorato con appeso un medaglione distintivo. Inoltre esse sfilano solo in alcune occasione. Le congregazioni hanno un numero elevato di consorelle a causa anche dell’iscrizione di quest’ultime a tante congregazioni. Esse sono: Guardia d’onore del Sacro Cuore, nobili dame dell’Addolorata, Addolorata del popolo, Sacro Cuore, San Giuseppe, Santa Rita, Santa Teresa del Bambin Gesù, Madonna delle Grazie, Madonna di Pompei, Madonna Ausiliatrice (dell’Ajuto), Madonna del Carmelo, Madonna Immacolata, Santissimo Crocifisso. 

Mart a Sant’Anna

Altra tradizione è quella del Martedì a Sant’Anna. Il primo martedì di Febraio la Santa è festeggiata da chi deve andar soldato e oggi dai diciottenni in genere. I giovani La festeggiano con una Messa e una corsa serale con le fiaccole. Comunque in genere tutte i Martedì sono dedicati alla Santa con una Messa solenne al castello.