Sezioni
Su Sant’Anna
1. Il Teschio Di Sant’Anna trafugato più storia che leggenda
2. Sant’Anna spegne il fuoco
3. Sant’Anna e gli americani
4. Sant’Anna e i Francesi
5. Il cotone di Sant’Anna
6. L’olio della lampada di Sant’Anna
Sul castello
7. Il pozzo
8. Il castello di Geraci
9. Gli arcieri padroni del castello
10. Il Crocifisso
Su Santi e Sacre effigi 3
11. Il Passaggio di Sant’Antonio da Padova
12. Il quadro di Santa Lucia di campagna
13. Il Crocifisso di frate Umile Pintorna\o
14. La chiesa della Madonna del palmento
15. il 3 maggio
16. La pioggia: basta invocare San Guglielmo
17. La cacciata del colera
18. L’addolorata aiuta la popolazione
19. Il velo per coprire la Madonna
20. Le Grazie di San Vincenzo
21. Le Grazie di Sant’Espedito
22. Le Grazie di Sant’Anna
Varie su Costanza Chiaramonte 4
23. Costanza, una Chiaramonte pioniera e sacrificata
24. Francesco e Alduino
25. Costanza e Francesco perdono la via e avvistano colle San Pietro
26. Costanza murata viva
27. La vendetta di Costanza e la morte di Francesco
28. Costanza e le sue maledizioni
Fantasmi, fate ,case infestate5
29. I monaci
30. Le fate di campagna
31. Le fate di paese
32. Fate bianche
33. Fate nere
34. Streghe
35. Lupi mannari
36. Il nonnò
I vecchi della Madrice Vecchia 6
37. vendetta
38. il tesoro salvato
39. la messa notturna
Varie 7
40. Il poeta Dafni
41. La fiera incantata
42. L’origine dei cortili
43. La triste storia dell’agave
44. La leggenda del monaco di cerca
45. Il pozzo di Minnonica
Sortilegi e stranezze e stupide superstizioni 8
46. Oggetti degli avi nascosti
47. paralisi per sortilegio
48. La donna-buffa
49. come non uccidere una donna in buffa
50. spiritat
51. vinti savt
52. contro il torcicollo
53. i vermi (viirm)
54. ucchiatura
55. se passa l’angelo
56. date particolari
Tradizioni bizzarre 9
57. mangiare prima che torni il marito
58. non passare l’arco del castello
59. i segni di Croce
60. il pane al contrario
61. croci con le posate
62. cart rizz
63. vestiti chiari
64. l’antico battesimo
65. il matrimonio
66. i funerali
67. la “tunnitura”
68. la vendemmia
69. la raccolta della manna
70. la villiggiatura
71. scadenze
72. il comparatico
Motteggi 10
73. ù puddinitu e u sceccu (il pollinese e l’asino)
74. ì puddiniti e Puoddina ( i pollinesi e pollina)
75. il pollinese e il grasso
76. ù puddinitu e l’ova ì jumenta
77. le comari d’isnello
78. il diavolo di Gangi e il vento di Geraci
79. motteggi (2) per i terminesi
80. motteggio per i maurini
81. motteggio per i pertralesi
Sezione 11:Animali
82. contro i morsi d’ape
83. contro i morsi di cani
Sezione 1: Su Sant’Anna
Il Teschio Di Sant’Anna trafugato più storia che leggenda
All’epoca del furto vigilava la Santa Reliquia un monaco ambizioso e furbo , che già da tempo era mal visto dai castellani. Ed un giorno successe l’irreparabile: la Reliquia era sparita senza lasciare traccia di se.
I Ventimiglia non si controllavano dalla rabbia e dettero a perquisire le campagne circostanti, ma non ottennero nulla. Già il principe credeva in un tradimento popolare quando dopo dieci anni di ricerche arriva voce al castello del ritrovamento del monaco che era in fin di vita a Messina. Il Ventimiglia accorre ma riesce sol a capire Santa Lucia. La contrada castelbuonese che porta tuttora quel nome fu messa in subbuglio ma non venne trovata ne la reliquia. Intanto in una borgata presso Palermo che porta il nome di Santa Lucia , un vecchio e zoppo monaco rinviene un grande contenitore ligneo. Aprendolo viene a contatto con il teschio e riacquista l’uso della gamba. Mostrandosi miracolose anche le travi della cassa che la conteneva (guarendo piaghe e infermi), la cassa fu portata all’abate che non riuscendo a tradurre la scritta sul teschio non capisce d’essere in possesso del Sacro Teschio di Sant’Anna. corre quindi dall’inquisitore roxan che a sua volta interroga l’abate della chiesa del Santo Spirito che riesce a decifrare i segni greci ma fa finta di non capire. Tornato quindi al convento avverte in segreto i Ventimiglia che si recano immediatamente e con gran pompa a Palermo, ma il Roxan capita l’importanza della reliquia muove ribellione e non appena i Ventimiglia autenticano la reliquia li fa inseguire da soldati e cittadini ma si scatena una forte tempesta con forti venti che danno libera via al conte e bloccano i palermitani, appena la reliquia varca le porte della città esse si chiudono. Saranno celebrati otto giorni di festa sulla strada di ritorno (durante i quali il conte si ferma a banchettare col Popolo delle sue contee) e altri tre a Castelbuono.
Gli otto giorni (ora divenuti 9 perché vi si comprende il 25) si riportano tuttora nella Novena precedente alla festa dei tre giorni che si celebra il 25 il 26 e il 27 luglio. La devozione popolare fu così accentuata che non rimase che la proclamazione della Santa a patrona del paese.
Sant’Anna e i francesi
Una delle testimonianze del voler restare del Teschio nel novecento:
Durante la grande guerra i francesi volevano impossessarsi della Sacra Reliquia, aprirono la grata ed estrassero la Santa Reliquia… ma appena usciti dalla cappella…giunti sulle scale…la reliquia diventa pesantissima…loro scendono …e la reliquia diviene sempre più pesante finche il peso diviene insostenibile e i francesi fuggono impauriti, la reliquia sarà ricondotta dai castelbuonesi in cappella senza alcuno sforzo.
Sant’Anna e gli americani
Sempre durante la guerra gli americani cercarono d’impossessarsi della reliquia ma appena la reliquia varcò l’uscio della cappella…tutte le campane suonarono e per dar tempo ai castelbuonesi d’accorrere la Santa fece in modo che più scalini i ladri scendevano più le scale aumentavano. Appena la gente accorse mise in fuga gli americani e ricondusse normalmente la reliquia dentro la cappella.
N.B. La grata fu scardinata, perché le chiavi erano gelosamente custodite in municipio.
Altri segni miracolosi di cui la Santa si fece portatrice furono guarigioni agli occhi, parti realizzati al meglio, salvezza in guerra, staglio del fuoco che distruggeva Castelbuono, ritrovamenti di bambini, salvezza dalle epidemie…
Sant’Anna salva Castelbuono dalle fiamme
Le fiamme rodevano il paese… si espandevano a vista d’occhio… si dice che i ventimiglia gurdassero dal balcone un paese che sembrava un uliveto in fiamme (gli ulivi in fiamme producono fiammate altissime)… il popolo fuggiva portando con se ogni cosa … poi qualcuno si rivolse alla fede e promosse l’idea di portare in giro il sacro capo e così si fece senza indugio … e alleluia le fiamme si diradano e al passaggio della santa si spengono e tra il popolo festante s’eleva il consueto grido “Evviva à Matri Sant’Anna”
Il Cotone di Sant’Anna
Il Teschio di Sant’Anna è avvolto per tutto l’anno da uno strato di cotone idrofilo che lo “protegge”. Giorno 25 Luglio quando Castelbuono reclama l’uscita dalla nicchia della Nonna-Patrona il Teschio viene liberato dal cotone.La gente di Castelbuono annovera tantissimi miracoli riconducibili al cotone benedetto. Applicato su una ferita o su una parte del corpo ammalata gravemente ha ridonato più di una volta la salute.
Si racconta di un emigrata che richiedeva a gran voce un pezzetto di quel cotone e che aveva inviato dei soldi ad un’antica vicina per ottenerne un pochino. La vicina però non riuscì durante la festa a prendere del cotone o se ne dimenticò. Ricordatasi della promessa presa un’immagine di Sant’Anna l’arrotolò intorno a cotone normale e lo inviò. Sant’Anna non poteva tollerare che una sua fedele fosse ingannata e benedisse quel cotone ugualmente. La povera malata guarì miracolosamente.
L’olio della lucerna di Sant’Anna
Miracoloso è detto anche l’olio di una qualunque lucerna accesa nella cappella in onore della Santa. Si dice sia miracoloso e guarisca da ogni male. Oggi l’accendere lucerne o lumiredd per l’olio è quasi del tutto scomparso. Quest’uso riporta al miracolo da lumiredda ca nun s’astutav.
Sezione 2: sul castello
Il pozzo
Strana e pur corrispondente a realtà la leggenda legata al pozzo presente nel baglio interno del castello, si dice infatti che sia una via di fuga , utilizzata dai castellani in caso d’assedio.
Da quel punto parte un lungo tunnel che conduce all’allora isolato convento di San Francesco, consentendo la salvezza ai cortigiani sorprendendo i nemici sconfitti ancor prima di battersi. Nel convento venivano ospitati dai monaci e da lì potevano controllare le condizioni del castello e l’avanzata nemica.
Il tunnel fu usato poche volte come quando Francesco il fondatore ebbe a fuggire dalle truppe reali. L’uso del tunnel è avvolto dal mistero si dice infatti che i costruttori fossero stai uccisi e per collera i loro animi avessero lanciato una maledizione sul castello di Geraci.
Il castello di Geraci
Per molto tempo anche dopo la caduta dei Ventimiglia il popolo credette nella maledizione sul castello di Geraci, tanto che quando mostrò instabilità lo lasciarono crollare senza indugiare. Ancora oggi si sente ripetere il detto: “casteddu d’ Jeraci malidittu ‘ntissutu di morti e di luttu” che tradotto vuol dire castello di Geraci maledetto pieno di morte e lutto.
Per capire dove affonda le radici la leggenda bisogna aleggiare con la fantasia alla sempre nominata fuga del Fondatore Francesco, infatti una leggenda sulla sua morte narra che sia precipitato dalla rupe durante una fuga a causa della maledizione che avvolgeva il castello. Il fondatore voleva raggiungere la fortezza di Castelbuono.
Gli arcieri padroni del castello
Si narra che nel terremoto del 1820 che rase al suolo molte case e fece cadere il terzo piano del castello, morirono tantissimi arcieri. Così vuole la leggenda che dopo un qualsiasi terremoto di forte entità una fitta nebbia avvolga il castello e che così protetti i fantasmi degli arcieri vaghino per le sale scagliando frecce invisibili
Il Crocifisso del Castello
Nei locali del castello si custodisce un Crocifisso ligneo di ottima fattura che nasconde una storia particolarissima. Venne scolpito da un monaco ceco dalla nascita che con gran devozione aveva deciso di realizzare qualcosa di speciale. Quando l’opera venne terminata il monaco acquistò la vista e si accorse che il Crocifisso non aveva alcuna ferita e che sporgeva via dalla Croce. Ancora oggi il Cristo appare “risorto sulla Croce”, unico nel suo genere.
Sezione 3: su Santi e Sacre effigi
Il Passaggio di Sant’Antonio da Padova
Era l’anno 1222 quando in Sicilia giunse il Santo di Padova durante il suo secondo viaggio. Si sa per certo che fosse di passaggio sulle madonie e che si stava recando al martinetto di Castelbuono per comprare una campana. La leggenda continua la storia e narra che il santo non potendo pagare la campana fu invitato a portarsela sulle spalle. Lo fece. Giunto però ove ora sorge la chiesa di San Francesco si fermò esausto a pregare davanti all’edicola della Madonna di cui era devotissimo. Da quel giorno a Castelbuono la devozione verso il Santo crebbe ed ebbe culmine con la costruzione di una cappella ove il santo si fermò.
Il quadro di Santa Lucia di campagna
In terra di Castelbuono esiste una chiesetta di campagna che si dice fu eretta a causa di un ritrovamento miracoloso. Si narra infatti che un contadino lavorando la terra trovò un quadro raffigurante Santa Lucia che si dimostrò miracoloso. Egli prese così il quadro e sulla sua terra eresse la chiesa.
Il Crocifisso di frate Umile Pintorna
Tutti i crocifissi di frate Umile sono avvolti dalla leggende, quello di Castelbuono custodito nella parrocchia di Sant’Antonino martire, si dice sia stato scolpito dal frate solo sino al collo e dopo alcuni angeli lo abbiano guidato per il viso.
La chiesa della Madonna del palmento
Anticamente dove ora sorge la chiesa del palmento, c’era un frantoio sul quale muro era dipinta una Madonna, ma ad un certo punto il dipinto prese a fare miracoli e così venne innalzata una chiesa.
Il tre Maggio
Ricorre la festività dell’invenzione della Croce, a Castelbuono v’è una cappelletta dedicata appunto alla croce. Nel giorno della festività si pensa che il diavolo vaghi libero e combini danni, per questo si recita una preghiera in cui s’invoca 1000 volte Gesù ( consiste in un rosario con invocazioni) . Questa preghiera è recitata in processione la mattina e durante tutto il pomeriggio alla chiesetta. Per non perdere il conto si usano pezzi di legno e di carta ( 1 ogni 10). Nel giorno della festa si deve (secondo la leggenda) fare il meno possibile: non spostare armenti, non costruire… C’è anche chi caccia il diavolo con litanie particolari. Il diavolo è particolarmente attivo tra le otto del mattino e le otto di sera.
La festa è detta anche: mill vot Gesù, a Santa Cruc.
Il 3 maggio qualunque cosa vada male è giustificata.
Se un affare va male si dice “era ù tri di maj” e ci si fa pazienza.
In questa festa non si spostano gli armneti ne tento meno ci si sposta.
La pioggia: basta invocare San Guglielmo
Secondo una leggenda a proteggere i castelbuonesi da carestie e siccità è San Guglielmo…basta condurlo in processione e canticchiare la canzonetta:
signuruzzu chiuviti chiuviti
c’hè ì lauredda su morti da siti
e si Vui nun na mannati
s’imi puoviri e cunsumati
e la carestia finirà……
anche per aggiustare il tempo vale la stessa pratica.
La cacciata del colera
Più volte nella storia della cittadina avvennero (secondo la memoria popolare) episodi affini a quello che prendo a raccontare…un dì (dicono del ‘900 e ancor prima intorno al 1837) il colera (e per colera si può intendere o la vera malattia o qualche altra che portava la morte)devastasse il territorio intorno a Castelbuono, i paesani atterriti si volsero quindi alla fede.
Così ad un certo punto risuonò un orribile voce che diceva “ famm trasir famm trasir”
E un’altra dal basso del paese che rispondeva “no”… la voce allora si spostò sul lato alto ripetendolo stesso grido e di nuovo si sentì tuonare un no allorché l’orrenda voce del male disse “minn vaju minni vaju picchì di jusu c’è Anna di susu Guglierm…” (i nomi dei due Santi furono pronunziati al dispreggiativo).
Alcuni dicevano d’aver sentito la stessa voce e lo stesso no sia in contrada Rosario (ove rispose la Madonna del rosario, compatrona) e più su vicino la chiesa di Sant’Antonino (ove rispose il Crocifisso, compatrono).
L’Addolorata aiuta la popolazione
Molti sostengono che in periodi di crisi si sia vista tra i boschi la Madonna Addolorata inginocchiata che pregava il figlio di far cessare la sofferenza.
Ad esempio dopo giorni e giorni di pioggia quando si temevano frane e il fiume minacciava di straripare si vide la scena della Madonna che in ginocchio implorava di donare il bel tempo. Naturalmente il tempo cambiò.
Il velo per la statua della Madonna
Qualche anno fa durante la processione di Sant’Anna cominciò a piovere (quando Sant’Anna era già rientrata), i confrati della Madonna del Rosario erano sprovvisti di teli per coprire l’effigie così disperavano vedendo il baldacchino ormai in procinto di grondare. Alcuni invocarono la Madonna perché evitasse che una tale bella immagine fosse deturpata e d’improvviso ecco apparire tra le mani di questi un gran telo che nessuno seppe dire dove aver trovato.
Dalle seguenti descrizioni sarà chiaro come il popolo interpreta simboli o attributi iconografici secondo metodi arbitrari o secondo l’esperienza personale. Ovviamente non possiamo schierarci a favore o contro le ipotesi popolari perché sarebbe critica inutile, infatti sicuramente fra le leggende e le superstizioni vi sarà un fondo di verità corrotto dagli anni o evidente.
Grazie di San Vincenzo
Dice la voce popolare che San Vincenzo è un gran Santo e di miracoli ne fa tanti, però bisogna aspettare. Infatti San Vincenzo per il popolo non è un Santo molto veloce ad ottenere le grazie come è chiaro anche dalla statua che tiene il dito per ria come se dicesse “aspè”. La congregazione e una parte del popolo difende però il Santo dicendo che è una stupida superstizione e che San Vincenzo sia veloce a far le grazie come a qualunque altro Santo. Per grazia ricevuta si donano al Santo “i cor” ossia cuori d’argento o ex-voto con la parte del corpo guarita.
nelle famiglie dei cogregati è uso diffuso di fare un panino a forma di mano quando si impasta il pane di casa per omaggio al Santo.
Le Grazie di Sant’Espedito
sarebbe invece velocissimo a concedere Grazie Sant’Espedito martire che già nel nome serba tutto il segreto. Inoltre il Santo stringe fra le mani una Croce ove è la scritta Hodie (oggi latino) mentre schiaccia la testa la corvo che dice Cras (domani latino). Sant’Espedito non è solitamente ringraziato con oro ma con ceri.
Le Grazie di Sant’Anna
le grazie chieste a Sant’Anna sono tutt’altra cosa. La Santa è Nonna e vi è fiducia profonda nella sua intercessione. La grazia può essere immediata o meno ma in ogni caso arriverà e se tarda sarà ancor più grande di quella chiesta.
La Santa può essere ringraziata in innumerevoli modi fra cui “andar a piedi scalzi alla processione”, ceri, oro, fiori.
Sezione 4: su Costanza
Varie sono le leggende su Costanza Chiaramonte tanto che si potrebbe parlare di un grande ciclo che ha un’unica conclusione che prevede la morte dei di Costanza e di Francesco suo sposo. Nella presente cerco di elencare alcune delle leggende più sentite.
Costanza, una Chiaramonte pioniera e sacrificata
Forse è più la leggenda che la storia che vuole Costanza la pioniera Chiaramonte nella famiglia Ventimiglia, il popolo inoltre si tramanda che sia sta anche sacrificata per la gloria del suo casato. Quanto c’è di vero? Forse tanto forse poco fatto sta che la bella Chiaramonte faceva parte della famiglia più avversa ai Ventimiglia, tra i due casati non era mai corso buon sangue poi un giorno i Modicani contattarono la famiglia nobiliare dei Ventimiglia e organizzarono un matrimonio. A questo punto è chiaro che fu un matrimonio d’interesse … Da parte loro i conti di Geraci e Castelbuono erano contenti di far la pace. I due promessi finirono con l’innamorarsi a prima vista e sul loro amore ecco fiorire le più numerose leggende.
Due leggende per la nascita del paese
- Francesco e Alduino
- Costanza e Francesco perdono la via e avvistano colle San Pietro
si narra così come per Costanza e Francesco, che padre (Alduino) e figlio (Francesco)
stessero cacciando quando il giovane figlio si accorse di colle San Pietro se ne innamorò e incitò il padre a prenderne possesso. Per il resto la leggenda rimane uguale.
Costanza murata viva
Costanza non potè aver figli e fu ripudiata. Due sono le leggende che si diramano da questo brutto fattaccio la prima dice che fu rispedita a casa senza una dote, ma è la seconda la più accreditata ossia quella che vuole Costanza prigioniera e poi murata viva. Impossibile dire con precisione quale delle due sia vera o se siano false entrambe ma facciamo finta che sia il popolo ad aver ragione sulla seconda leggenda e che quindi Costanza subì la terribile. Fine ecco come si svolsero i fatti:
Costanza fu imprigionata nelle carceri e dopo l’attenta sistemazione di una stanza ivi fu murata. Le furono lasciati i mobili e una ciotola che invece di contenere cibo conteneva pezzi di frassino. Dopo qualche giorno qualcuno si prese la briga di vedere se Costanza fosse morta e aperta una finestrella vide che i mobili erano scomparsi e nella stanza rimanevano solo le mura e il corpo privo di vita!… sempre la leggenda vuole che Costanza si sia nutrita del legno e che il suo fantasma non può attraversare le mure a causa del troppo peso dato dal legno ma è costretto ad aprire le porte. Tutt’oggi al castello di Castelbuono vi è una stanza che per tradizione prende il nome di stanza della Principessa… e chissà se veramente è quella la stanza ove morì la povera Costanza! Inoltre si dice che in occasione delle feste Patronali Costanza ritorni per il castello sia di giorno che di notte perché troppo era legata a Sant’Anna.
In realtà è possibile che Costanza sia stata murata nel castello di Castelbuono che era stato finito solo in parte, per questo molti associano Costanza alla vittima sacrificale che serviva in tempi antichi a propiziarsi gli dei in occasione della costruzione di un monumento.
La vendetta di Costanza e la morte di Francesco
Dice ancora la leggenda che l’amore per Francesco l’abbia costretta ad una sanguinaria vendetta, infatti mentre Francesco fuggiva oppresso dai persecutori, che si dicono aizzati contro il Ventimiglia dai Chiaramonte, ella l’abbia attirato verso un burrone ove lo tirò giù uccidendolo. Si narra anche di un arguto tranello ordito da Costanza infatti potendo toccare il legno ne abbia appeso due pezzi sul cavallo così da poterlo tirare. Così appena morto Francesco i due presero ad aleggiare insieme
E tutt’oggi nel giorno del loro matrimonio si ricongiungono e assistiti da tanti altri fantasmi aleggiano per Castelbuono per finire con una grande festa in un posto segreto.
Costanza e le sue maledizioni
Infine il fantasma di Costanza ha dei “compiti” infatti aiuta chi si perde nei labirinti sotterranei del castello a patto che non sia guardata negli occhi. Se succede ciò il resto del corpo scompare e anche il malcapitato diviene un fantasma.
Inoltre tira giù per i burroni chi impuro di cuore.
Sezione 5: Fantasmi fate case infestate
Le fate di campagna
La leggenda vuole che nel bosco sopra Castelbuono abitino strane creature, alcune buone altre cattive. Tra le buone stanno le fate, strani esseri magici con sembianze umane e grandi ali. Queste creature amano danzare in un preciso punto chiamato bosco delle fate per l’appunto. Le fate del bosco aiutano i pastori e cantano. La leggenda è molto molto antica e le fate sarebbero le ninfe che abitavano nei nostri boschi nel periodo greco insieme al poeta Dafni.
Le fate di paese
Le fate di paese sono invece degli spiritelli cattivi che si burlano degli uomini e infastidiscono le bestie. Tra gli scherzi più ricorrenti vi è quello di correre fra le zampe dei cavalli e farli imbizzarrire, un tempo quando le stalle erano sotto casa spingevano i cavalli a risalire addirittura le scale! Ma oltre alle bestie spaventano anche gli uomini! Infatti si annidano nelle case disabitate e la notte svolgono tutti i loro lavori cantando e gridando. La cosa più orrenda però è ciò che fanno ai neonati, li fanno cadere dalla cesta accendendovi un cerchio di candele intorno, se la mano umana lo toccherà per riprenderlo il bambino avrà una malformazione in quel punto: bisogna lasciarlo a terra finché tutte le candele non siano spente…se le fate vorranno lo rimetteranno loro stesse nella culla altrimenti lo si potrà prendere.
Fate Bianche
Spiritelli buoni che aiutano l’uomo svolgendo a volte anche le mansioni domestiche abitano ovunque, se molestate si rifugiano nei tronchi degli alberi. ( importata da Isnello)
Fate Nere
Anch’esse abitano ovunque ma sono cattivi e amano fare dispetti anche se a volte aiutano. Si crede si rifugino dentro il forno e non fanno crescere il pane. (forse importata da Isnello)
Streghe
Anche se viste male sono tollerate. Esse non sono come nel resto d’Europa brutte vecchie in cerca di diavolerie ma giovani perlopiù bellissime che ammaliano gli uomini e li conducono alla perdizione. Impersonano anche la credenza delle ninfe greche che scappano, fuggono, accompagnano ovunque le greggi.
Lupi mannari
I Licantropi sono le creature fantastiche per eccellenza e in Castelbuono se ne immaginavano molti… in realtà erano persone affette da malattie psichiche legate al ciclo della luna. A volte erano ammalati d’epilessia. Si dice che essi corressero per tutto il paese ululando e bussando alle porte e perfino attaccando i passanti (di notte), bastava però coprirli con un cappotto nero per far cessare le crisi (in realtà il cappotto sopra confondeva i malati rendendoli apparentemente sani). Vuole la leggenda che amino gli incroci. Detti in gergo Lupminar
I monaci
Si dice che alcune sere nell’ex-monastero in contrada Liccia un esercito di monaci vaghino e ballino con le lanterne spaventando chi lì si trova. Le origini della leggenda sono legate o al riposo interrotto dei monaci (l’edificio crollò sulle tombe) o alla disgrazia secondo la quale il monastero sia crollato con all’interno alcuni monaci divenuti fantasmi.
Il nonnò
In una casa fuori paese si dice abiti un fantasma che in vita murò la moglie viva e la lasciò suonando al pianoforte. Chiunque ivi vada (SI DICE) senta suonare il pianoforte e vede strane cose!!! Per amor del vero si deve dire che molte volte per far paura ai fanciulli che lì vanno impavidi alcuni adulti si nascondono in detta casa facendo rumori.
Sezione 6: I vecchi della Madrice Vecchia
La vendetta
Nel 1820 crollò la cupola della Madrice nuova portandosi dietro l’intera navata centrale. La popolazione sostiene che sia stata una vendetta dei “vicchi” ossia dei defunti esposti alla Madrice Vecchia (cripta) che erano appartenuti ad una corporazione. Dopo la costruzione della nuova madrice infatti nessuno si curò più del culto dei poveri vicchi così essi si ribellarono e distrussero il vanto della città.
Si ricordano in proposito i versi
d’anonimo scrittore castelbuonese:
la cupula brillanti
Lu specchi di tri paisa
Taliala fistanti
La ‘nvidia crepa e lisa
La cupula ammirata
Lu specchiu i tri paisai
Tu hai fattu cadiri
‘ngrtu casteddabunisi
Il tesoro salvato
Si narra che dei ladri erano entrati alla Madrice vecchia intenzionati a derubarla di tutto compreso l’oro delle confraternite… avevano già trafugato il bottino quando voltatisi videro alcuni scheletri con lunghe tuniche che cominciarono una lite furibonda con i ladri… alla fine i delinquenti furono messi in fuga. Il giorno dopo appena il sagrestano entrò trovò ossa e ori sparsi ovunque.
La messa notturna
Si narra che a volte nelle ore notturne suonino le campane della medrice vecchia e più volte è capitato che uomini e donne pensando che fosse la messa del Pater Noster vi siano andati trovandovi un celebrante defunto.
Sezione 7: varie
La fiera incantata
Si narra che nelle fredde sere d’inverno su un monte delle madonie si apra una caverna che custodisce una grande fiera. Chi la trova deve comprare il gallo a 5 tarì e tutta la fiera diverrà oro per lui. L’unico problema è che se qualcuno sa della leggenda non può vederla.
Il poeta Dafni
In epoca greca o romana nacque la leggenda che in un boschetto vicino Ypsigro (antico nome di Castelbuono) fu concepito e visse il poeta Dafni inventore delle bucoliche. Si narra che la ninfa Maja fuggì un giorno dal ninpharum locus (forse piano battaglia) e si sia incontrata nei pressi del villaggio con Mercurio. Così nacque Dafni che si dice incantasse anche le fiere e deliziasse i pastori e le ninfe che scendevano sin dai monti per ascoltarlo.
L’origine dei cortili
Secondo una strana ma simpatica leggenda le donne di Castelbuono amavano sparlare di tutti, così un giorno alcune di loro si trovarono ad ascoltare la dichiarazione del conte Francesco ad una donna. Così invece di spettegolare, con la classica astuzia femminile, si recarono dal conte e minacciandolo di svelare il tutto lo costrinsero a costruire almeno un cortile per ogni quartiere dove elle potevano riunirsi a parlottare insieme alle amiche. Il conte dovette annuire ma fece anche di più costruì le strade non principali strette strette cosicché anche affacciandosi al balcone o alla finestra le donne potevano parlare. I cortili inoltre presero nome di “curtigli” (curtigl al singolare) in onore del curtigl che vuol anche dire sparlare (lo sparlare).
In realtà i due nomi potrebbero essere nati nel medesimo periodo.
La leggenda del monaco di cerca
Si dice che un monaco di cerca sapesse in che giorno si faceva il pane al castello, così vi si recava a chiederlo. La contessa dopo alcuni mesi si arrabbio e decise di non fornire più pane al monaco ma poiché quest’ultimo insisteva continuò a dargliene finchè non decise d’avvelenare il pane. Il monaco abitava allora nell’eremo di San Guglielmo e dopo essere tornato lì con il pane avvelenato lo sistemò nella parva credenza. Si scatenò una grande tempesta e uno dei figli della contessa che era a caccia si rifugiò nel monastero. Il monaco gli offrì il pane che sua madre gli aveva donato e il giovane morì.
La triste storia dell’agave
Secondo la tradizione l’agave sarebbe la pianta più sfortunata poiché appena riesce a fiorire comincia a morire.
(zabbarra)
Il pozzo di Minnonica
In una contrada di montagna v’è una fessura naturale (simile ad una foiba) in cui si sostiene siano nascosti sia gli ori dei briganti sia i corpi degli uccisi.
Nella tradizione popolare si vuole che sia una sorta di pozzo senza fondo tanto che è proverbiale la frase “si kiù funnutu du puuzz ì Minnonica” o “ e ki ghiè (com) ù puuzz ì Minnonica”
Sezione 8: Su stupide superstizioni
Oggetti degli avi
si dice che se un avo abbia seppellito un oggetto sotto un albero biforcuto pronunciando una strana formula, il primo tra gli eredi che passi in mezzo alla “forcella” dell’albero ne sarà lì chiuso e riuscirà ad uscirne solo se accetterà il dono dell’avo (qualunque cosa sia)e non avrà paura.
Se sotto sortilegi ci si immobilizza
Se qualcuno fa un sortilegio e chi lo riceve resta immobilizzato ( o solo una parte d’egli lo rimane) si deve indossare uno scialle nero e con un rapido movimento bisogna passarlo sulla parte o sul corpo immobilizzato (pare che solo donne e anziane abbiano questo potere).
La donna–buffa
La buffa è una rana molto grossa (rospo) che sta in territori abbastanza umidi. Capita però che questi esseri si spostino tra le erbe o sul zappato raggiungendo “mannr” e case di villeggiatura. A Castelbuono si pensa che in ogni rospo ci sia una donna-strega o fata intrappolata. Molte sono le storie che argomentano questa tesi anche se sono tutte molto fantasiose. Una narra che un uomo si ritrovò nel casotto degli attrezzi una buffa e avendone compassione per tre giorni le offrì pane e vino dicendo “chistu aiu e chistu ti dugnu” il terzo giorno la buffa sparì. Passarono gli anni e il povero uomo andò a trovare il figlio trasferitosi nel nord Italia ma passeggiando si perse. Dopo ore si sedette disperato e affamato quando una bellissima donna passò di lì lo vide e gli porse pane e vino dicendo “chistu aiu e chistu di dugnu” era la buffa.
Per non uccidere una donna in buffa
Per evitare d’uccidere una donna uccidendo una buffa bisogna prendere la buffa attaccarla per mani e per piedi e pronunciare (secondo la tradizione):
(ia pi buffa ti pigghiaiu)
si si buffa murirai
si si fimmina tinni vai
oppure
si si buffa ti pigghiai
si si fimmina tinni vai
ossia ti ho catturato credendoti una buffa quindi se lo sei muori se invece sei donna vai via.
Se la malcapitata buffa rimane non era in lei una donna altrimenti ella uscirà e andrà via correndo.
Spiritat
Il ricordo delle greche baccanti ha fatto nascere in Castelbuono la leggenda di donne che ballano e cantano recandosi (sfrenatamente) in luoghi di raduno. Si dice si radunino nelle notti d’estate tra i boschi. Il nome spiritat è dato dal fatto che si dicono invasate dagli spiriti.
Vint savt
Letteralmente vuol dire venti salti, ed è una strana pratica contro il mal di schiena.
Si procede così:
si accende un piccolo pezzetto di carta e lo si pone sulla schiena del malato (senza bruciarlo) e subito si applica sopra il bicchiere finchè non si spenga la fiammella e la carne cominci a salire nel bicchiere. Si ripete per venti volte.
Contro il torcicollo
un antico metodo per combattere il torcicollo dice che il collo deve essere massaggiato dai piedi di una donna che abbia partorito due gemelli.
Virm o scant
Si die capiti che con forte spavento o grandi timori nascano nel ventre dei vermi che producono dolori o fastidi possono però esseri sconfiti grazie ad una pratica:
vengono poste alcune pietre speciali in una piatto e lo si pone sulla testa del malato
recitando alcune preghiere. Si dicono anche Scant.
Ucchiatura
In tutta Italia si crede che gli sguardi abbiano effetti molto negativi sull’osservato.
A Castelbuono si crede producano emicrania o altri mali momentanei. Per combatterne l’effetto si pone un piatto pieno d’acqua in testa “all’ammalato” vi si mettono gocce d’olio (e a volte un po’ di sale), se l’olio sale v’era ucchiatura ma ora è passata, se non sale non v’era nulla.
Se passa l’angelo
Si credeva che al passaggio di un Angelo si blocchi tutto e si possa rimanere per sempre in posizioni strane. Infatti quando qualcuno rimane per tanto tempo in una posizione si dice “ passau l’Ancil e arristast accussì?” oppure “si passa l’Ancil arrist accussì”
Sezione 9: Tradizioni bizzarre
Mangiare prima che torni il marito
Dice la saggezza popolare: la matri bona dici a la figghia : “pigghia un vuccuni prima ca torna to maritu ca s’è nirvusu t’azziccca a manciata”
O ancora “i nirv du maritu azziccan a manciata a la mugghieri”
“ ù patr nirvusu lassa ù figghiu diunu”(facendo agitare anche la madre)
Non passare l’arco
Secondo la tradizione popolare il paese finisce con l’arco di via Sant’Anna. solo gli uomini lo possono passare quando vogliono, le donne infatti sarebbero fuori controllo. Fino a un decennio fa nessuna donna avrebbe passato l’arco senza soggezione, oggi fortunatamente rimane solo un motto proverbiale “passau l’arcu du casteddu” per dire che è una donna poco affidabile o per dire d’usare prudenza “attent all’arcu”.
Famosa anche la reticenza “un passar l’arcu vasinno….”.
Le donne potevano comunque passare l’arco da sole in tre occasioni
- per Sant’Anna o nei martedì
- in caso di terremoto
- se suonavano ‘i viinti framminz
- o se in compagnia di altre donne, uomini di famiglia o in processione.
I segni di Croce
Oltre ai normali segni di Croce (entrare in chiesa, uscire dalla chiesa, prima della preghiera) a Castelbuono ci si segna nel Nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo in varie occasioni quali:
uscendo di casa – per raccomandarsi
rientrando a casa – per ringraziare d’essere tornati
al passaggio di Santi in processione – per rispetto
passando innanzi alle chiese (anche se chiuse) –salutando “il Padrone di casa” come se fosse affacciato
prima di infornare il pane –per raccomandare la buona riuscita
sfornando il pane –per ringraziare
mettendo caglio o lievito –per assicurarsi che lieviti o cagli il prodotto
prima d’affrontare un pericolo
prima di mangiare pane o altro benedetto
sentendo d’una disgrazia
prima di mangiare
o più raramente
per trovare qualcosa
prima di partire
per devozioni o promesse
passando innanzi a una determinata chiesa
innanzi al castello
prima di fare qualcosa
Croci con posate o altro
Si pensa che per rispetto a Gesù non si debbano fare croci ne con le posate ne durante il “segno della pace “ in chiesa. Addirittura li si evita in composizioni di cibi o fiori, soprammobili e a volte anche con i ricami.
Il pane al contrario e altro
Si dice che mettere il pane al contrario sia una offesa alla Trinità, così anche se il pane cade o si sporca bisogna consumarlo e mai buttarlo.
Da ricordare che per mangiare il pane benedetto si devono rispettare 3 regole:
- non si taglia con il coltello
- non si mangia “maritatu”
- non si mangia prima d’aver pregato
in più
non si butta via
Le cart rizz
Le cart rizz altro non sono che striscioline di carta fatte a fisarmonica. Esse vengono o poste sulla strada o buttate dai balconi durante la processione del Corpus Domini. Esse nacquero per abbellire le strade ove passava il SS. Sacramento.
La preparazione è solitamente di gruppo e al momento del lancio o della composizione a terra si usa pensare e pregare per tutti coloro che hanno collaborato.
Inoltre:
in almeno una Carta rizza si scrive “W il SS. Sacramento”
si usa recitare binidittu sempri sia
lu nomi santu di Maria
e ludatu
ogni mumentu
lu SS. Sacramentu
cu lu Patri lu Figghiu e lu Spiritu Santu
il cambio-abiti
il giorno del corpus domini segna per il castelbuonese la fine della primavera e l’inizio dell’estate, così in questo giorno ognuno compie (anche involontariamente) il cambio stagione. La sera dopo la processione è incredibile come il corso sia popolato di abiti chiari… tra i vestiti scuri di chi ha partecipato alla processione (che comunque portano cravatte colorate)spiccano bambini, giovani e donne vestiti di bianco… azzurro e ogni colore vivace inneggiante all’estate. È un usanza che è stata ormai assimilata nella routine annuale per così dire.
L’antico battesimo
Diverso dall’attuale era il battesimo, intanto tutti si riunivano nella casa del bimbo da battezzare con i propri bambini vestiti di bianco, poi si procedeva verso la chiesa in processione: per primi i bambini vestiti di bianco che recavano fiori, asciugamano, brocca, bacile e tutto ciò che serve, seguono i genitori con il bimbo da battezzare e i padrini, poi tutti gli invitati. Alla fine della funzione si rientrava a casa ove si mangiava. Alla fine si donavano agli invitati dei vassoietti pieni di dolci.
Il matrimonio antico e moderno
il matrimonio antico era qualcosa di travolgente (non che ora sia da meno) si invitavano tutti i parenti in un locale ove si mangiava. Ma che fatica prima de Si!!! Il ragazzo non poteva chiedere la mano della ragazza direttamente…erano i padri a stringere l’accordo… poi si conoscevano le famiglie e se non nascevano disguidi si procedeva con un lungo periodo di conoscenza che culminava con la festa del fidanzamento (ora concretizzato con il Primo incontro tra le famiglie) ove la madre del fidanzato consegnava al figlio l’anello ed egli lo consegnava alla fidanzata. Così erano fidanzati e questo stadio aveva durata variabile finché un giorno si organizzava una festa e il matrimonio futuro. Si procedeva così al lavaggio del corredo (collezionato sin da piccoli) fin a qualche settimana prima del matrimonio quando il tutto veniva esposto. Solitamente la sera prima del matrimonio v’era una grande festa con musica e balli. In chiesa si andava a piedi e i due sposi partivano dalle proprie abitazioni con il seguito dei propri invitati.
Oggi è cambiato abbastanza
Il matrimonio si fa in ristoranti importanti e con larghi inviti.
Il ragazzo inoltre chiede la mano alla ragazza, ma la festa del fidanzamento v’è ancora ed è così come un tempo anche se le suocere regalano ai futuri sposi anche qualcos’altro. Ancora oggi v’è l’uso del corredo e della sua esposizione e durante questo periodo la gente reca i regali che verranno esposti. La sera prima v’è la serenata organizzata di solito dagli amici che procede fino a tarda notte. Rispettata è infine l’usanza delle partenze anche se oggi s’usano le macchine. Inoltre da qualche tempo si usa organizzare scherzi ai novelli sposi intrufolandosi nella nuova abitazione, con la collaborazione dei familiari, quando essi sono in luna di miele.
I riti funebri
Quasi immutati sono invece rimasti i riti funebri:
il morto si espone in casa e si veste col miglior vestito –un tempo v’erano le piangenti che si strappavano i capelli e piangevano a pagamento.
Durante il periodo d’esposizione la porta resta aperta e si veglia ricevendo visite che passano dando la mano. Al nutrimento dei familiari pensano gli altri (parenti, amici…) con il così detto “cuonsil”
Da casa si parte in corteo verso la chiesa – un tempo sempre le piangenti
Dopo il funerale tutti i presenti danno la mano ai familiari che sono disposti in prima fila uomini da un lato donne dall’altro.
Il corteo si snoda poi verso il cimitero e se il defunto apparteneva ad una confraternita i confratelli (da 4 a 18) lo accompagnano in abitino.
Sarà tumulato nella tomba della confraternita
Al cimitero v’è un nuovo saluto
Un tempo gli uomini salivano in gruppo dal cimitero e sostavano innanzi alla porta di casa davano la mano a chi veniva a fare visita subito dopo il funerale.
Nel periodo che segue si ricevono le visite con ”cuonsil”
Il primo sabato dopo la morte v’è una messa in suffragio ove si ripete il rito della stretta di mano
Al mese nuova messa e nuova stretta di mano
All’anno nuova messa e nuova stretta di mano
Il dare la mano è segno silenzioso di condoglianze e rispetto… significa in un certo modo partecipare al dolore.
Per un dato periodo tutte le donne imparentate portano il lutto ( ù nivr) vestendo interamente di nero (un tempo anche con la veletta9 gli uomini portano un bottone nero ( un tempo cravatta e fascia)
À “tunnitura”
Grande festa v’è per la tosatura delle greggi… si radunano gli armenti si invitano gli amici ed i parenti… si alleste una festa campestre e si dà il via alla tosatura… le donne intanto preparano la tavola imbandita di ogni prodotto caseario che sarà poi offerto ai tunnitura. Non di rado la giornata prosegue tra canti, balli, scherzi e giochi.
À “vinninnia”
Anche per la vendemmia è gran festa. Chiunque abbia un podere, anche piccolo, coltivato a vigne invita in una rilassante scampagnata amici e parenti. Così mentre si raccoglie l’uva (e un tempo la si pigiava), l’allegria e gli scherzi colorano il tutto di un’allegria campestre caratteristica delle scampagnate sicule.
Le donne mentre raccolgono l’uva (racina) cantano ad alta voce, la si mette poi in sacchi che vengono trasportati a dorso d’un mulo o a mano sin al casolare.
La raccolta della manna
La raccolta della manna è qualcosa di diverso, infatti può si assumere un tono di allegria ma più spesso è un precipitarsi.
Vediamo intanto il processo che porta alla raccolta :
Il mannarolo all’alba o al vespro si reca tra i frassini e li intacca per due lati con sette tacche (‘ntacc) al giorno per circa sette giorni, segandosi con il segno della Croce iniziando e finendo.
Si usa portare con se un immagine di Sant’Anna protettrice dei mannaroli castelbuonesi e raccomandarsi a lei magari facendo un voto. A volte c’è chi si raccomanda anche a San Bartolo la festa del cui cade nel periodo di raccolta.
Non appena la linfa sgorga dalle ‘ntacche si pone alla base del tronco una ramificazione del fico d’india (pala ì ficulinia) ben spinata e lavata ove cadrà la manna se non si solidificherà in tempo.
La manna grondata sarà divisa quindi in :manna ruttam o lorda( ossia colata sul tronco e raschiata via con la rasula), cannolu (manna solidificatasi in cannoli pendenti) e manna rutta (ossi quella del fico d’india)
Come dicevo prima la raccolta può essere di due tipi: Frettolosa o festaiola
- festaiola se il tempo rimane bello e si ha il tempo di raccoglierla con serenità
-
frettolosa se si sentono tuoni o sei “annegghia” il tempo: in questo caso si può anche partire di notte con scatula archettu e cuteddu e con il lume.
À villiggiatura
La villiggiatura è nella vita di un Castelbuonese più che essenziale… tutti cercano di lasciare il paese per la campagna in estate… forse per il caldo torrido. Tutti fuigono, chi non ha una casa l’affitta.
Solitamente date fondamentali sono le feste di Sant’Anna e del Crocifisso , infatti dopo la prima si parte mentre prima della seconda si torna.
Le scadenze
La festa patronale segna anche la fine di contratti, appalti, affitti.
Celebre è la frase “pi Sant’Anna sinni parra”.
Inoltre è comune promettere un regalo ai bambini durante quella festa o estinguere un prestito.
Per la festa patronale si tolgono anche le impalcature poiché intralciano il passaggio delle processioni.
Altra frase (minaccia) famosa è “ ti dugnu tiimp fin a Sant’Anna”.
Le date
Vi sono alcune date in cui non bisogna sposarsi, non si ci sposa in Agosto di lunedì come ricorda la massima “lun a ruzzulun” e di venerdì. Il non sposarsi il venerdì è forse una forma di rispetto alla Passione di Cristo.
Inoltre di Lunedì non si comincia un lavoro e soprattutto un ricamo per bambini.
Ad agosto non si comprano scope ne si cominciano corredi e si dice “Aust nent o puost”
Il comparatico
Il comparatico si stringeva solitamente nel giorno di San Giovanni battista (24 giugno) che divenne così protettore dei compari e delle comari che si chiamarono “cumpar ì San Giuvann”
Il comparatico si stringeva secondo un rito preciso, i due compari si vestivano di tutto punto e prima di pronunciare le parole per stringere il comparatico si scambiavano un garofano da mettere all’occhiello.
Si pronunciava poi “cummar e cumpar cù piricuddu quann manci un vogghiu a nuddu a finuta di manciar vogghiu tutt i me cumpari piri d’or e piri d’argenti cumpari di stu mumenti” poi si mangiavano le fave.
Le donne invece divenivano cumari bevendo un bicchiere d’acqua e sale o semplicemente mangiando insieme le fave.
Si ricordano i modi di dire :
“mettiri a quadara” per dire far festa
“cummar e cumpar cù piricudddu quann manciu un vogghiu a nuddu a finuta di
manciar vogghiu tuttu i me cumpari piri d’or piri d’argent cumpar ora e pi sempr ” che era la frase di rito per stringere il comparatico.
“cumpar ì San Giuvann cumpar tutti l’ann”
Sezione 10: Motteggi
Il pollinese e l’asino
Un pollinese comprò una volta un asino che era sì bello sì lavoratore ma mangiava più d’un cavallo. Decise così di insegnargli a non mangiare. Dopo un po’ di tempo un amico vedendolo triste chiede cosa fosse successo e lui risponde “ora che il mio asino s’era imparato a non mangiare è morto” ( cà ù sceccu s’ava ‘mparat a manciar muriv)
I pollinesi e Pollina
Un giorno i pollinesi, reputando che Pollina fosse troppo alta, decisero di tirarla giù. Tagliati i capelli alle donne ne fecero una fune e cinsero l’intera città poi tirandola incitavano “tira Cilian cà Puoddina ven” ma naturalmente Pollina non scese.
Il pollinese e il grasso
Un giorno un pollinese prese un uomo grasso lo fece vedere al figlio e lo chiuse in una casa senza nutrirlo, passarono i giorni e il poverino divenne magrissimo, il pollinese prese quindi il figlio e fattogli rivedere l’uomo aggiunse “ lo vedi che ti succede se non mangi?”
Il pollinese e le uova di giumenta
Il solito pollinese scese un giorno a Castelbuono per far compre e viste delle angurie chiese “’zocch su ?” (cosa sono?), e il commerciante “ova ì iumenta” (uova di giumenta) e sentendo che costavano veramente poco decise di comprarne due uno per lui e uno per sua moglie. Così prese “le uova” e cominciò ad incamminarsi verso la rocca di Pollina… durante il tragitto pensava ai due puledri e in cuor suo sperava in una coppia. Giunto in una salita posò in terra la bisaccia per riposare ma si aprì e le due angurie rotolarono via schiantandosi contro due lontani canneti. Volle beffarda sorte che scapparono via due leprotti. Il pollinese vedendo le due bestiole e credendoli cavallini gli urlò dietro “acchianat a puddina ‘nta casa bianca cù puzz e uù per i ficu cà ma mugghier vi duna a manciar”.
Le cummari d’Isineddu
Per deridere gli isnellesi si usa recitare questo dialogo “ cumari ci facistivi i cuorna a vostru maritu” “No cumar nun ci l’ha fattu ma fari ci l’haiu”
Bisogna dire che le corna sono dolci tipici isnellesi.
Il diavolo di gangi e il vento di geraci
Si dice che il diavolo stesse un giorno camminando sulla strada per Gangi quando disse al vento di aspettarlo alla portella di Geraci perché aveva da fare più in là.
Il diavolo non tornò e il vento è ancora là ad aspettarlo
Cumpari i termini
Malfidati sono i compari di termini e si ricorda
“cumpari ì termini amicu ì cifalù ni vittimi na vota e un ni vittimi chiù”
oppure
“cù ù cumpari i termini e l’amicu ì cifalù viditicci na vota e un ti ci vidiri chiù”
Contro i terminesi
Termini Imirisi
è un bruttu paisi
Vintimila abitanti
Tutti ‘ngnuranti
Livannucci monaci e parrina
Su tutti cretina
Motteggio per i maurini
Meuru misca l’atra notti lamp e truena. I castelbuonesi sfottono con questo motteggio i Maurini per la pronunzia e perché il nome Mauro è molto diffuso in quel paese.
Motteggio per i petralisi
“dissi lu pitralisi vidennu lu mari putenza di lu gibbiun!”
infatti si dice che non avendo mai visto il mare lo scambiò per una grande gebbia.
Sezione 11: Animali
Contro i cani
L’unico Santo che può proteggere chiunque dai morsi dei cani è sicuramente San Vito ed è uso invocarlo “Santu Vitu Santu Vitu Ia tri voti vi lu dicu v’u dicu pi ssi cani Ca mi vuonnu muzzicari Attaccaticci lu mussu Cu nu muccaturi russu Attaccatici lu sciancu Cu nu muccaturi sciancu”